Malati cronici,
cittadini a meta’:
(NdR: questo e' il
risultato della
medicina
allopatica incapace a sanare, in quanto NON
conosce tutte le tecniche sanitarie possibili)
Costi elevati per le
terapie. Scarse informazioni. Lunghi tempi di
attesa. Lo stato dei diritti dei malati cronici
è preoccupante. Lo rileva il VII Rapporto sulle
politiche della cronicità di Cittadinanzattiva
Patologie croniche e
cittadini a metà, stretti fra costi elevati per
sostenere le terapie, scarse informazioni sulla
propria malattia e lunghi tempi di attesa. I
diritti meno tutelati? Sono il diritto
all'accesso ai servizi sanitari. Il diritto
all'informazione che riguarda il proprio stato
di salute. Il diritto al rispetto del tempo -
"ogni individuo ha diritto di ricevere i
necessari trattamenti sanitari in tempi brevi e
predeterminati". E il diritto al rispetto di
standard di qualità. Il risultato principale:
una situazione preoccupante per la gestione
della cronicità e lo stato dei diritti dei
malati cronici. È la fotografia che emerge dal
VII Rapporto sulle politiche della cronicità,
"Cittadini a metà... tra nuove competenze e
vecchie soluzioni", l'indagine condotta da
Cittadinanzattiva - Coordinamento nazionale
Associazioni Malati Cronici sul rispetto dei 14
diritti della Carta Europea dei diritti del
malato.
È difficile attuare
una politica che favorisca la gestione integrata
della patologia, la continuità nell'assistenza e
la deospedalizzazione. Esiste una crisi fra il
sistema sanitario e il cittadino. Tanto più che
cronicità in Italia ha numeri rilevanti: la
percentuale di cittadini affetti da cronicità
arriva infatti al 36,6%. Le cronicità colpiscono
soprattutto la popolazione anziana (80,7% del
totale) ma non sono immuni i giovani; almeno il
35% degli uomini al di sopra dei 60 anni
presenta due o più malattie croniche e il
fenomeno è destinato ad aggravarsi con l'età
soprattutto per le donne.
Gli immigrati che hanno patologie croniche sono
in generale più giovani rispetto agli italiani
(il 45% è sotto i 45 anni). E la prevenzione è
carente. Solo una percentuale ristretta del
budget del sistema sanitario è infatti dedicata
alla promozione della salute e alla prevenzione
delle malattie croniche, nonostante la normativa
richieda una destinazione del 5%: la media
nazionale invece è del 3,87% con distribuzioni
diverse secondo le Regioni. Di conseguenza sulle
famiglie e sui pazienti pesa anche la
prevenzione: in termini di attesa, di costi
privati, di accesso alle informazioni.
Nel 60% dei casi le organizzazioni contattate
nell'indagine segnalano infatti lunghi tempi di
attesa per accedere ai servizi utili alla
prevenzione e di conseguenza diagnosi tardive.
Il 56% della associazioni interpellate segnala
inoltre elevati costi privati.
ACCESSO NEGATO. Le
carenze più ricorrenti nella scarsa tutela del
diritto di accesso riguardano burocrazia, costi
e peggioramento della qualità della vita. Il
paziente cronico spesso ha difficoltà fisiche o
psicologiche e non ha accesso a servizi di
assistenza psicologico - il 62,5% delle
organizzazioni segnala infatti la mancanza di
questi servizi. Ha problemi socio-economici ed è
costretto a pagare costi elevati: le
associazioni interpellate nell'indagine
denunciano infatti nel 43,8% dei casi un mancato
accesso ai farmaci indispensabili con costi
superiori ai 300 euro al mese; nel 46,8% la
necessità di acquistare di tasca propria i
medicinali per il controllo delle complicanze;
nel 40,6% segnalano che i propri pazienti sono
costretti ad acquistare protesi o ausili che
impongono costi superiori anche a 10.000 euro
l'anno. E gli stessi pazienti rischiano di
essere esclusi dal sistema sanitario. Nel 56,3%
dei casi le associazioni segnalano infatti i
costi di non autosufficienza e dichiarano gravi
difficoltà dei paziente nell'accesso ai servizi
personalizzati, come l'Assistenza domiciliare
integrata. E a tutto questo si aggiungono
procedure complicate per accedere alle terapie e
agli eventuali benefici.
SCARSA INFORMAZIONE.
Sono scarse le esperienze di coinvolgimento
attivo del paziente nella cura e nei servizi. Il
55,2% delle associazioni segnala infatti che i
propri pazienti non hanno accesso a informazioni
fondamentali per autogestire la propria
patologia. E tutto questo ha un impatto
notevole. Nella quasi totalità dei casi le
associazioni sottolineano come la carenza di
informazioni produca la frammentazione del
percorso assistenziale. L'82,2% dichiara che i
pazienti sono spesso disorientati dall'esistenza
di percorsi alternativi. Per il 65,5% lo scarso
accesso all'informazione aumenta le complicanze
e per il 48,3% comporta il peggioramento della
salute dei cittadini. Emerge dunque un quadro di
generale disorientamento. Gli stessi CUP (Centri
Unificati di Prenotazione) non sono stati
attivati in modo generalizzato nelle diverse
regioni e solo Piemonte, Valle D'Aosta,
Provincia autonoma di Trento, Lazio, Abruzzo,
Molise e Basilicata hanno raggiunto la piena
attivazione.
TEMPI INFINITI. Chi
soffre di una patologia cronica è spesso
costretto a lunghi tempi di attesa e dunque a
sprechi di tempo fra il disorientamento, il
girovagare nei servizi e l'aumento dei costi
economici. Si può aspettare anche decenni per
vedersi diagnosticare una malattia rara. Si
arriva a spendere più di 1500 euro l'anno per le
visite specialistiche e più di 1000 euro al mese
per una badante. E su questo incidono anche
disuguaglianze regionali. Uno degli interventi
più diffusi in Italia è ad esempio la protesi
all'anca: si può attendere 7 giorni in Piemonte,
210 giorni nel Lazio, 180 giorni in Sardegna,
120 in Abruzzo. Ed è elevata la percentuale di
segnalazioni per la mancata presa in carico del
paziente (60,7%).
SCARSA ATTENZIONE
ALLA QUALITÁ. Il livello di attenzione verso il
diritto al rispetto di standard di qualità è
basso per le malattie croniche. Le associazioni
segnalano soprattutto l'assenza di una rete di
collegamento fra le figure che hanno in cura il
paziente (83,9% delle segnalazioni), la
frammentazione del sistema (77,4%), il mancato
raccordo fra la medicina primaria e i centri
specialistici (74,1%) e dunque la complessiva
assenza di una gestione integrata e
multidisciplinare delle malattie croniche. "Ciò
mette in luce, in tutta la sua concretezza -
evidenzia l'indagine - quanto il vero case
manager della patologia cronica sia il paziente
e la sua famiglia".
Carta europea dei diritti del
malato: "I diritti dei
pazienti - scrive l'indagine - devono diventare
il punto di vista e lo standard comune per
guidare le politiche in campo sanitario, oltre
che un impegno condiviso delle istituzioni
nazionali ed europee e di tutti gli autori delle
politiche sanitarie pubbliche".2007
Tratto da: Cittadinanzaattiva
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