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GUIDA
alla SALUTE NATURALE
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Manuale di MEDICINE
ALTERNATIVE BIOLOGICO NATURALI - Manual of
ALTERNATIVE
MEDICINES
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MALATTIE INVENTATE
Medicina: tutto quello che avreste
voluto sapere
MINISTERO "SALUTE" informato su
DANNI VACCINI
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La guerra del Dottor
Matthias Rath
Definizione
della parola Malattia
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Malattie Croniche
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MEDICI IMPREPARATI
Mercanti di
Immortalita'...
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Dittatura Sanitaria
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Caduceo
I veri
padroni della sanita' nel mondo
+
BARONIE, Universita' e
MEDICI
La
MEDICINA NATURALE e' Medicina SCIENTIFICA ?
I MEDICI,
una MINACCIA per la SALUTE
?
+
Terrorismo
con i Farmaci
Falsificazioni degli Studi
Scientifici
+
Ricerca Scientifica
+ Sapevate
che i farmaci..
Brutte
notizie per le terapie a base di ormoni
+
Bugiardino
Il governo americano ha interrotto le
sperimentazioni dei farmaci
Falsita'
della medicina
ufficiale
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Pubblico
Credulone
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Riviste
mediche Manipolate
Farmaci
ritirati dal commercio reimmessi
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Inquisizione
medica +
Potere e Giustizia
INTEGRATORI
(Mineral-Vitaminici) e Farmaci a CONFRONTO
+
Pericolo
Farmaci
$$$
influenzano studi sulle Ricerche Mediche
+
La Teoria sui germi che
generano malattie e' Falsa
Influenza
Aviaria
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Statistiche Ministero
manipolate
+
Norimberga 2
Corruzione e sistemi
sanitari nel mondo: vedi
http://www.epicentro.iss.it/focus/globale/globalcorrupt.asp
Medici
e Medicine
+
Medici una Minaccia
!
+
Medici pagati da case
farmaceutiche
FILM interessantissimo
da visionare:
http://video.google.it/videoplay?docid=4684006660448941414
L'Aids
e' stato INVENTATO con il VACCINO ORALE per la
Polio in Africa:
http://www.biasco.ch/originedelmale/download/files/Tgcom2.pdf
"Se non mettiamo la
Libertà delle
Cure mediche nella
Costituzione, verrà il tempo in cui la
medicina si organizzerà, piano piano e
senza farsene accorgere, in
una
Dittatura
nascosta.
E il tentativo di limitare l'arte della
medicina solo ad una classe di persone,
e
la negazione di uguali privilegi alle altre “arti”, rappresenterà la
Bastiglia della scienza medica".
(By
Benjamin Rush, firmatario della
Dichiarazione d'Indipendenza USA - 17 Sett 1787)
Rapporto Flexner e
Dichiarazione di Alma Ata
FARMACI e
CONTROINDICAZIONI
+
Guerra conto le Donne
(con i Vaccini)
I dittatori nascosti
(clandestini) della medicina, d’altra parte li
conosciamo molto bene…..; che vestano gli abiti dei
“baroni” e degli “scienziati”, che si mimetizzano nelle
“lobbies
accademiche” od operino nelle
multinazionali del farmaci,
sono loro quelli che “contano” e “governano”
la medicina ufficiale.
Alle menti aperte e liberali il compito di reagire a
questa marea montante di intolleranza anti-scientifica,
prima che questi nuovi tiranni arrivino ad
insegnarci perfino cosa e’ giusto e non e’ giusto
pensare…!
220 anni dopo, questa situazione di
dittatura
sanitaria si e'
realizzata
e TU caro lettore cosa fai per
contrastarla ??
EMEA ha legami
con l'Industria
Farmaceutica
Roma, 09
giu 2006 - "Nessuno ha ricordato una
cosa: l'Emea, l'agenzia europea del
farmaco, non dipende
dall'amministrazione comunitaria della
sanità ma da quella dell'industria. Un
distinzione che dovrebbe far riflettere.
A Bruxelles la forza delle lobby è
grandissima". L'osservazione è di Luca
Poma, portavoce di "Giu'
le mani dai bambini", Comitato sui
disagi dell'infanzia che raggruppa quasi
cento associazioni di volontariato e
promozione sociale. "Continuano a
trattare i bambini come fossero, dal
punto di vista metabolico, degli
adulti", protesta Poma: è "assurdo
somministrare ai
bambini
farmaci
pensati per gli adulti.
Soprattutto il Prozac, psicofarmaco
molto forte, che richiede prudenza nella
somministrazione anche negli adulti".
Prudenza che "sarebbe stato naturale
attendersi, soprattutto dopo drammatici
fatti di cronaca avvenuti negli Stati
uniti - come le stragi nelle
scuole causate da ragazzi in cura
antidepressiva - ma che non è
stata usata".
Fonte: DIRE
L'F.D.A.
(USA) ha TENUTO NASCOSTE le PROVE della
PERICOLOSITÀ dei CIBI TRANSGENICI
e
di molti Farmaci e Vaccini (vedi
la trasmissione Report -Rai3 del
20704/08)
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Prevenire è
meglio che curare" recita uno slogan. Ma
è sempre vero ?
Nei paesi
occidentali la medicina è al centro di un vasto
settore economico, articolato, complesso e in
costante espansione, che si può definire
industria
della salute (NdR: ...o della malattia...).
Essa fornisce un ventaglio di prodotti e servizi
all'interno del quale i cittadini, per poter
scegliere consapevolmente, dovrebbero poter
disporre di informazioni complete e di buona
qualità. Il che accade raramente e parzialmente:
è un mercato imperfetto.
In questo quadro
economico, la scienza ricopre un ruolo
ambivalente. In teoria, fornendo le prove di
efficacia, dovrebbe costituire il riferimento
certo su cui fondare le scelte appropriate,
individuali e di politica sanitaria. In pratica,
essendo oggi per lo più finanziata a scopo di
lucro, sempre più spesso concepisce e conduce la
ricerca clinica seguendo le regole del
marketing.
Come tutti i mercati
infatti, anche l'industria della salute, per
prosperare, deve:
- moltiplicare prodotti e servizi per indurre a
consumi crescenti (poco
importa se inappropriati o superflui, se non
addirittura dannosi);
- reclutare nuovi clienti (magari anche tra
coloro che non hanno disturbi o si ritengono
sani).
Fra le strategie di
allargamento del
mercato più adottate figurano le campagne di
sensibilizzazione e prevenzione.
C'erano, soprattutto un tempo (ma ci sono
tuttora anche se sempre più rare), iniziative
genuine e spontanee, generate dalla buona
volontà di medici e malati di fare qualcosa per
contrastare questo o quel male, diffondendo tra
il pubblico la conoscenza di come si manifesta e
di come si combatte. Purtroppo gli esperti di
marketing si sono ben presto accorti delle
enormi potenzialità promozionali di tali
attività, e hanno cominciato a suggerire
l'opportunità che vengano finanziate o
addirittura promosse direttamente dalla
industria della salute.
Questo fenomeno, che in inglese si chiama "disease
mongering" (commercio di malattie), sta
diventando la modalità prevalente con cui il
pubblico riceve informazioni in campo medico.
Molte delle campagne
promosse negli ultimi anni (NdR: per
farmaci e
Vaccini)
sono vincolate a queste logiche di mercato.
Tratto da: partecipasalute.it
Sulla rivista
PloS Medicine è stato recentemente
pubblicato un numero monografico sul problema
molto rilevante del “Disease
Mongering” termine che si
riferisce all’obiettivo del Pharmaceutical
Marketing di “vendere
una malattia” per aprire la strada ai
prodotti che verranno immessi in commercio dalle
industrie farmaceutiche.
Il termine si
riferisce alla strategia oramai consolidata
di far credere a medici e a pazienti che un
problema o determinati fattori di rischio
richiedano necessariamente un trattamento
farmacologico, allargando i confini delle
patologie trattabili con la conseguenza di
incrementare il mercato attraverso
l’introduzione di nuovi prodotti farmacologici
anche pericolosi !
vedi:
http://news.bbc.co.uk/1/hi/health/4898488.stm
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Legami
segreti tra organizzazioni di pazienti e
compagnie farmaceutiche:
Fonte: Inchiesta del Philadelphia Inquirer, il
quotidiano statunitense The Philadelphia
Inquirer ha pubblicato un'inchiesta sui
legami quasi mai dichiarati di sei
organizzazioni non-profit, che affermano di
agire nell'interesse dei pazienti di altrettante
malattie, e le compagnie farmaceutiche.
Le sei organizzazioni, che lo scorso anno hanno
ricevuto complessivamente 29 milioni di dollari
in donazioni dalle
industrie farmaceutiche.
Le Malattie Inventate - vedi anche Panorama
del 27 febbraio 2006
Nuove sindromi definite a tavolino. Fattori di
rischio trasformati in patologie. Alti e bassi
della vita considerati gravi disturbi.
Ecco come l'industria
farmaceutica ci trasforma tutti in
pazienti. Per vendere sempre più farmaci.
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Malattie da
vendere in futuro: ecco alcuni esempi
Il disturbo da "deficienza motivazionale",
una non ben identificata disfunzione
sessuale femminile e la sindrome delle gambe
senza riposo sono tre dei principali
disturbi su cui si giocherà il mercato del
farmaco nel futuro. Sono i tre casi più
eclatanti di "disease mongering" cioè
di malattie create dal marketing per poter
vendere un prodotto farmacologico già
esistente.
Il primo disturbo può essere anche chiamato
pigrizia, la disfunzione sessuale a volte è
semplice stanchezza o mancanza di
desiderio, sull'esistenza della terza
sindrome si potrebbe essere più
possibilisti.
Questa la denuncia che parte dalle pagine
della rivista open access Plos Medicine
lanciata da Ray Moynihan e dal farmacologo
australiano David Henry, ormai da anni
impegnati in una campagna di
sensibilizzazione della comunità scientifica
sull'argomento.
Proprio questi autori si sono fatti
promotori circa due anni fa di un congresso
sul tema che oggi è arrivato al suo secondo
appuntamento.
Nuove pseudomalattie di cui
discutere e, soprattutto, nuovi attori da
coinvolgere nel dibattito. Medici,
scienziati, organizzazioni no profit, ma
soprattutto media e opinione pubblica.
Bisogna sensibilizzare l'opinione
pubblica e metterla in guardia rispetto alla
prassi della creazione di nuove malattie al
fine di espandere il
mercato dei
farmaci, che, secondo gli autori, è
sempre più diffusa.
La tattica è già stata rodata: una malattia
viene definita da panel di specialisti,
provvista di sindromi, disturbi e rimedi; a
questo punto le caratteristiche della
malattia
vengono pubblicizzate attraverso
campagne
di sensibilizzazione; una
volta creata
la malattia
il farmaco, già pronto, viene
immediatamente tirato fuori dal cilindro e
il gioco è fatto. Contro questo modo di fare
medicina i due autori sono molto schierati e
stanno sostenendo un movimento che sta
raccogliendo sempre più adesioni.
Bibliografia. Moynihan R et al. Disease
mongering is now part of the global health
debate. Plos Medicine 208; 5:e106.
Tratto da: Il Pensiero Scientifico Editore -
29/05/2008
Malattie
possono essere promosse oltre che dai medici
stessi, anche attraverso i nuovi media -
vedi
Terrorismo
Mediatico
A volte la vita può sembrare difficile.
Alcune volte ci si sente tristi, distratti o
ansiosi, a volte si sente il desiderio
irresistibile di muovere le gambe, ma ciò
significa essere malati ? O che è necessario
ricorrere ad un trattamento farmacologico ?
Forse sì o forse no, infatti per alcune
persone i sintomi sono sufficientemente
severi da causare invalidità, ma per molte
altre persone, tali sintomi sono
passeggeri.
Ovviamente curare le persone malate è una
cosa giusta, ma non lo è convincere le
persone sane che sono
malate.
Il “disease
mongering” è lo sforzo compiuto
dalle
industrie
farmaceutiche, o di altri con
analoghi interessi, nel cercare di
allargare il
mercato, convincendo le persone che sono
malate e che necessitano di un intervento
medico.
Il
marketing
farmaceutico, nel corso degli anni, si è
ampliato in due modi: limitando la
definizione di salute a esperienze
normali che vengono classificate come
patologiche, ma anche ampliando la
definizione di malattia (NdR: secondo la
medicina
allopatica), di modo che vengano
incluse anche le forme più lievi e
pre-simtomatiche (come ad esempio un
fattore di rischio come un alto livello di
colesterolo, viene trattato come una
malattia).
La discussione sul “disease mongering”
solitamente si focalizza sul ruolo delle
industrie farmaceutiche, di come promuovano
le malattie e i loro prodotti attraverso
campagne di “informazione sul farmaco”
oppure attraverso pubblicità di farmaci
rivolte ai consumatori.
Ma le malattie possono essere promosse anche
in un altro modo:
attraverso i media.
I comunicati stampa sono la principale fonte
di informazione sanitaria per la popolazione
e quindi, a meno che i giornalisti non
abbiano un approccio scettico nei confronti
delle nuove malattie e si interessino al “disease
mongering” in modo distaccato
dall’ingerenza delle industria
farmaceutica e dagli informatori del
farmaco, anche i
giornalisti stessi possono finire a
vendere malattie.
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FARMACI che AMMALANO e
case farmaceutiche
che ci trasformano in pazienti - By Ray Moynihan,
Alan Cassels
"Farmaci che ammalano è
un'analisi provocatoria, sconcertante e
approfondita di come le multinazionali
farmaceutiche creano e poi sfruttano, per lucro,
le malattie".
Tre decenni fa Henry Gadsen, direttore generale
di una delle principali case farmaceutiche al
mondo - la Merck - rilasciò una sconcertante
dichiarazione alla rivista Fortune: il suo sogno
era creare
farmaci per le persone sane, così da poter
vendere proprio a tutti. Questo sogno è ora il
motore trainante di una delle industrie più
redditizie del mondo.
Strumentalizzando la propria influenza sulla
scienza medica nel suo complesso, i grandi
gruppi farmaceutici stanno vendendo il terrore e
promuovendo la ridefinizione delle malattie
umane per poter espandere il proprio mercato. I
fattori di rischio per la salute e i parametri
per valutarli vengono scientemente modificati
per far rientrare sempre più individui tra i
malati bisognosi di farmaci. La depressione e
l'osteoporosi, la menopausa e la pressione alta,
i disturbi legati al ciclo e le disfunzioni
sessuali - e tanti altri malesseri così diffusi
nel nostro tempo - sono stati oggetto a questo
proposito di una vera e propria
riclassificazione. Il risultato è un'enorme e
incontrollata espansione del mercato dei
medicinali che, oltre a generare miliardi di
nuovi profitti, sta creando migliaia di nuovi
pazienti.
Ray Moynihan, statunitense, è uno dei più
autorevoli scrittori al mondo nell'ambito della
ricerca sulla salute.
I suoi lavori sono comparsi su The Age, Sydney
Morning Herald, The Australian Financial Review,
The British Medical Journal, Lancet e New
England Journal of Medicine. Alan Cassels
è un ricercatore canadese che opera nell'ambito
dello studio delle politiche adottate rispetto
ai farmaci.
Tratto da:
http://www.nuovimondi.info/
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Secondo gli
autori di un intelligente e audace articolo
apparso sull'inserto della salute del “New
York Times”, oggi, nel mondo occidentale,
staremmo vivendo una vera e propria "epidemia di
diagnosi". Un'epidemia che ci rende malati anche
quando godiamo di ottima salute.
Si sa, infatti, che negli ultimi anni sono nate
come dal nulla decine e decine di nuove malattie
e che altre ne continuano a nascere a ritmo
frenetico. Certo a nessuno dei nostri
progenitori capitò mai di vedersi diagnosticare,
da adulti, una "sindrome da affaticamento
cronico" o ancor peggio, da bambini, una
"sindrome da deficit attentivo".
Una delle cause di questa "epidemia di diagnosi"
va ricercata nei mezzi di indagine sempre più
sofisticati e nell'uso eccessivo, talvolta
sconsiderato, che la medicina ne sta facendo.
Una vera e propria smania del test, una febbre
dell'esame clinico, una psicosi delle "analisi"
sembra essersi impossessata del genere umano.
Una TAC e una risonanza magnetica non si negano
a nessuno. E non c'è medico che apra bocca in
assenza di una dettagliata e recentissima
analisi del sangue.
H.G. Welch, primo firmatario dell'articolo cui
ci riferiamo, è anche autore di un importante
libro dal titolo molto significativo: Should I
Be Tested for Cancer? Maybe Not and Here's Why
("Devo fare un controllo per sapere se ho un
cancro ?
Forse no, ed ecco perché"). Una calorosa
esortazione a non sottoporsi ad esami
inutili, angosciosi e spesso dannosi.
L'altra causa di questa smania di diagnosticare
malattie improbabili e sindromi inaudite a gran
parte degli esseri viventi va ricercata,
naturalmente, nei giganteschi interessi in
gioco. Alla diagnosi segue il trattamento, e il
trattamento significa spese mediche e
farmacologiche. A trarne vantaggio sono in primo
luogo le case
farmaceutiche, ma anche gli istituti di cura
e la classe medica in generale. A pagare, in
termini di denaro, è quasi sempre lo Stato, ma
in termini di salute è quasi
sempre il paziente.
I
farmaci non
sono mai innocui, nemmeno quando sono necessari.
Ma quando sono inutili fanno proprio male alla
salute.
La quale, come si è visto, non è che "il giusto
medio tra due malattie". Non diagnosticabili.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Il
MERCATO
della MALATTIA
Le malattie inventate, cosa si cela dietro le
quinte = nuove “sindromi” decise a tavolino,
fattori di rischio minimo trasformati in
Patologie - alti e bassi della vita
considerati Gravi Disturbi.
Nuovi virus
inventati per spaventare i popoli, e ricattare i
politici per farsi dare il denaro per la ricerca
e vendere i farmaci “preventivi” per malattie
insistenti e/o inventate ecc., ecc.
Ecco come
l’industria farmaceutica, Big Farma, ci
trasforma tutti in malati/pazienti per vendere
sempre piu’ farmaci e vaccini …..
"Se non mettiamo la
Libertà delle Cure mediche nella
Costituzione, verrà il tempo in cui la
medicina si organizzerà, piano piano e
senza farsene accorgere, in
una dittatura. E il tentativo di
limitare l'arte della medicina solo ad una
classe di persone, rappresenterà la
Battaglia della scienza
medica".
By Benjamin Rush, firmatario della
Dichiarazione d'Indipendenza USA
"Si aiuta un sistema malvagio con la
massima efficacia obbedendo ai suoi ordini e
decreti. Un sistema malvagio non
merita mai una tale lealtà. Tale lealtà
significa condividere il male.
Un individuo contrasterà il sistema malvagio con
tutta l'anima".
By Mahatma Gandhi
Vendere farmaci e medicine a tutti non solo ai
malati, era l’obiettivo dichiarato da decenni
dell’industria farmaceutica: “Il nostro sogno
e’ quello di produrre farmaci per le persone
sane”
Frase detta 30 anni fa’ da Henry Gadsden, capo e
dirigente di una multinazionale dei farmaci la
Merck.
“Una pillola per ogni malessere ed ad ogni
malessere una pillola”, nelle strategie di
marketing dei produttori di farmaci e vaccini,
prima del farmaci viene promossa la malattia
attraverso i mass media, questo per spaventare
la gente e promuovere le richieste dei vaccini e
dei farmaci….dettate dalla paura…..inserita
attraverso il Terrorismo Mediatico.
Dichiarazione di un dirigente di una
grossa industria farmaceutica: “se sommassimo
tutte le statistiche, ognuno di noi dovrebbe
avere all’incirca 20 malattie”….
Il giornale "Tempo
Medico" di qualche anno ha pubblicato
un'articolo, in esso si affermava che il
marketing delle case farmaceutiche mira
soprattutto a chi sta bene.
"Si possono fare
molti soldi dicendo ai sani che sono malati".
Era il fulminante attacco di un articolo
comparso nel 2002 sul British Medical Journal,
in un fascicolo dedicato per intero
all'invadenza della medicina.
Da quell'inizio ha preso il via una ricerca che
ha condotto il giornalista scientifico
australiano Ray Moynihan a verificare come le
strategie di marketing delle maggiori compagnie
farmaceutiche oggi prendano di mira soprattutto
quelli che stanno bene .
In due anni l'autore ha intervistato decine di
protagonisti del settore: clinici, ricercatori,
manager, informatori; ha spulciato la
letteratura scientifica e i siti internet; ha
ricostruito sui documenti ufficiali e attraverso
le testimonianze le vicende più esemplari. Il
risultato, per quanto si può apprezzare dal
libro , è un'attendibile e documentata
ricostruzione di quanto sta accadendo negli
ultimi anni. Curare i malati è un business
troppo limitato perché un'industria complessa e
articolata come quella che si sta sviluppando
intorno alla salute possa accontentarsi. Per
assicurare una continua crescita del mercato
potenziale, vitale per qualsiasi settore
economico in florida espansione, occorre
ridefinire continuamente i confini tra salute e
malattia e abbassare le soglie di intervento sui
fattori di rischio, in modo da allargare il
dominio sui cui si esercita l'azione della
medicina.
Il sogno dell’industria
farmaceutica e’ di
considerare tutti i cittadini del mondo dei
malati…e far si che questi ultimi si credano
malati….
Per poter mantenere inalterata l’enorme crescita
avuta negli ultimi anni passati, l’industria
farmaceutica deve prescrivere sempre piu’ spesso
farmaci a persone sane, con la complicita’ dei
mass media che controllano e dei medici….da loro
indottrinati attraverso le Universita’.
I meccanismi con cui cio’ sta avvenendo ed il
grado nel quale si sono spinte le imprese dei
vaccini e
dei
farmaci
sono sbalorditivi !
Dagli “studi clinici”
sui
farmaci, alle
“riviste
scientifiche”, ai “congressi
medici”, alle campagne mediatiche di
sensibilizzazione sulle “malattie inventate”
per mezzo di
agenzie pubblicitarie che
enfatizzano il tutto, alla
pubblicita’ diretta ed
indiretta sui mass media,
l’intera medicina e la sanita’ sono state
COLONIZZATE !
Le strategie di marketing studiate a tavolino
dalle industrie di vaccini
e
farmaci, sono
dannatamente efficienti e gli espedienti per
inventare nuove malattie sono ormai consolidati
da un decennio: vedi ”Il pensiero
scientifico” di Tom Jefferson e cio’ che
asserisce Moynihan nel suo recente libro.
Per mezzo di studi detti
scientifici,
discutibili dal punto di vista
epidemiologico e clinico biologico,
si fanno apparire gravi alcuni problemi che non
lo sono !
Si abbassano sempre piu’
le soglie di normalita’ di certi parametri,
per far rientrare anche i sani nelle
categorie dei malati ! questi dati in seguito
vengono pubblicati sulle
riviste mediche
piu’ importanti, per avallare le loro
false tesi…siete tutti depressi….siete tutti
malati di timidezza…avete tutti il colesterolo
alto….avete tutti l’osteoporosi.. ecc., ecc.
Le strategie di
marketing
studiate a tavolino
fanno impressione in quanto vi e’ di mezzo la
salute.
Alla base di tutto cio’ vi e’ la complicita’, la
commistione, la contiguita’ di industrie
farmaceutiche e medici.
“Il 90 % dei ricercatori che elaborano le linee
guida per la sanita’, ha conflitti di interesse”, dice Giovanni Fava, docente di
psicologia clinica all’Universita’ di Bologna
(IT).
Sono corrotti ?, alcuni credono di essere
indipendenti, ma presentano
studi faziosi per far
piacere ai loro sponsor…che
li finanziano per effettuare il tal studio…..altri
sono veri e propri falsari….quelli seri e
sono pochissimi, non vengono interpellati
facilmente.
Il farmaco ormai e’ una “merendina” che viene
propinato con gli stessi metodi utilizzati per i
beni di largo consumo.
Commento
NdR:, tratto dal Bollettino d'informazione sui
farmaci, pubblicazione del Ministero della
Salute.
Dalla fine degli anni 80, alcuni gruppi di
specialisti dell'intestino hanno iniziato a
riunirsi periodicamente a Roma (sponsorizzati
dalle case farmaceutiche
interessate), con il compito di discutere su
tutte le malattie cui questo organo può andare
incontro.
Finora ne hanno descritte e classificate
minuziosamente 21, tra cui la stipsi cronica,
che colpisce chi non va di corpo
«spontaneamente» almeno tre volte la settimana
da oltre sei mesi
Ma quello che appare evidente e’ la
differenziazione dei termini per indicare i vari
stadi di una sola malattia quella dell’intestino
in specie quella del Colon, che piano piano si
aggrava e questi “furbetti”, chiamando con vari
nomi (precedentemente inesistenti) i vari stadi
della stessa malattia ne forniscono connotati
diversi…per inventarne di nuove.
Questo zelo classificatorio di quegli “esperti”
è ben applicato, e ne ironizza anche
l'editoriale sul Bollettino, oltre che coloro
che studiano il problema con serieta’.
Business dei farmaci:
Moltiplicando il numero delle nuove
definizioni della stessa malattia, cioe’ gli
eventi aggiuntivi per quello degli interessati
alla questione che ammontano ad almeno 4 milioni
in Italia, si comprende la
generosità con cui varie industrie
farmaceutiche hanno sovvenzionato per anni le
riunioni di Roma e le associazioni di pazienti
che si sono costituite per richiamare
l'attenzione sui disturbi intestinali.
Ci sarebbe quasi da sorridere se l'argomento non
fosse dei più seri, perché il caso della stipsi
cronica, o la sindrome del colon irritabile,
l'altra faccia della medaglia, sono due esempi
fra tanti di come l'industria della malattia,
per assicurarsi una continua crescita del
mercato, stia trasformando normali alti e bassi
della vita quotidiana, disturbi lievi e comuni,
in malattie potenzialmente serie per cui è
necessario assumere farmaci, da loro prodotti……
Tratto liberamente da un'articolo di Panorama
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
L'industria
della salute cerca nuove malattie….inventandole…
Il GRAVE
fenomeno descritto al seminario su bioetica e
diritto
Le
industrie farmaceutiche
purtroppo sono il Male dell’umanita’.
Infatti come ha dichiarato un responsabile
marketing della ROCHE «Il sogno di tutti è
trovare un mercato non ancora identificato e
svilupparlo». Oppure un altro: “il nostro
sogno e’ quello di fornire farmaci anche ai sani”…
I nuovi mercati da
sviluppare sono quelli del “disease mongering"
ovvero del “commercio delle malattie”….
Si prendono anomalie fisiologiche o semplici
(attori di rischio come la calvizie, l'obesità,
l'osteoporosi, l'intestino irritabile, la
disfunzione erettile, e con una campagna di
marketing di terrorismo mediatico ben
orchestrata, li si trasforma in malattia vera e
propria, generando paura nella popolazione….
Disfunzioni. Disordini. Sindromi varie.
Le aziende
farmaceutiche accusate di alimentare
patologie virtuali.
Un rapporto Usa attacca l'industria: per vendere
pillole inventa o amplifica malanni.
Quando vi coricate, provate mai una sgradevole
sensazione alle gambe, che vi costringe a
muoverle e vi impedisce di dormire ?
In questo caso, forse siete affetti dalla
sindrome da gambe senza riposo: una malattia che
causerebbe l'insonnia al 5 per cento degli
italiani, ed è curabile solo con
farmaci.
O forse, invece, non avete proprio niente; siete
sani, ma rischiate di cadere vittime del mal di
marketing. Ovvero in quel metodo infallibile che
le aziende farmaceutiche hanno trovato per
vendere i loro prodotti, inventare malattie
ad hoc per ogni medicinale, oggetto di un
recente numero speciale della rivista "PLoS
Medicine".
In inglese è chiamato "disease mongering". In
italiano si potrebbe indicare come "malattie da
commercio" o "medicalizzazione".
In pratica: l'arte di convincere sempre più
persone di avere bisogno di farmaci, al solo
scopo di venderli.
Influenzando la ricerca scientifica e l'opinione
pubblica, si crea una nuova malattia, o si
amplia una già esistente, ridefinendola in base
a sintomi vaghi e molto comuni, senza
distinguere tra forme lievi e forme gravi. Poi
si pubblicano dati che indicano una grandissima
diffusione del problema. Attraverso campagne di
sensibilizzazione si incoraggiano le persone ad
auto-diagnosticarsi il nuovo male. Infine,
si suggerisce che è
bene curare la malattia in tutti i casi con
farmaci.
Un caso da manuale di malattia da commercio è
quello della cosiddetta "disfunzione sessuale
femminile", almeno secondo un articolo su "PloS
Medicine" di Leonore Tiefer, professoressa di
psichiatria alla New York University School of
Medicine.
Questa controversa malattia sarebbe
caratterizzata principalmente da una ridotta
libido. La sua origine risalirebbe al 1997, anno
in cui diverse aziende farmaceutiche hanno
organizzato una conferenza dal titolo
apparentemente neutrale di "Funzione sessuale
negli studi clinici". "Il Viagra era appena
stato approvato", racconta la Tiefer, "e io
temevo che gli urologi avrebbero utilizzato una
conferenza sulla disfunzione sessuale femminile
per promuoverlo".
Timori dimostratisi fondati: dopo questa
conferenza, un manipolo di urologi connessi alle
industrie ha iniziato a studiare, curare e
propagandare sui media il nuovo disturbo.
La Pfizer ha finanziato pubblicità e studi per
sostenere l'efficacia del Viagra nelle donne, e
un'altra impresa, la Procter & Gamble, ha
tentato di promuovere un cerotto al
testosterone. L'esistenza stessa della sindrome
è ancora messa in dubbio, e l'efficacia di
questi prodotti non è stata dimostrata, tanto
che la Food and Drug Administration non li ha
approvati.
Due anni fa una revisione del "British Medical
Journal" archiviava definitivamente la questione
dicendo che la sindrome non si sa cosa sia e non
ci sono parametri biologici o clinici che la
definiscano, e che nessun farmaco ha la capacità
di attivare l'eros delle signore.
Eppure, congressi
inventati ad hoc e stampa non medica propongono
ciclicamente la sindrome e i suoi rimedi.
Quello delle "gambe senza riposo" è un'altro
caso che ha suscitato l'interesse di "PLoS
Medicine".
Era una condizione praticamente ignorata dalla
comunità medica fino al 2003, anno in cui la
casa farmaceutica
GlaxoSmithKline pubblicò alcuni dati
sull'efficacia delle cure a base di ropinirole,
un farmaco utilizzato nella cura del morbo di
Parkinson. Due mesi dopo, la stessa azienda
rivelò, con un comunicato stampa, che esisteva
un disturbo diffuso, ma non riconosciuto, che
"tiene gli americani svegli di notte".
Da allora: congressi, statistiche, studi. E la
Restless Leg Foundation. Depliant informativi in
tutte le lingue presentano la malattia come
cronica e ereditaria, e curabile solo con
farmaci. Che, però, non sono poi sempre
efficaci: il ropinirole, ad esempio, induce
risposte positive nel 73 per cento dei pazienti,
contro un 57 per cento di chi assume un
placebo. E
con effetti collaterali quali nausea e
sonnolenza.
Il fatto è che, per competere in un mercato
globale che supera i 510 miliardi di dollari
l'anno, le aziende investono in marketing fino
al 30 per cento del loro fatturato. "E' più di
tre volte quello che spendono in ricerca",
spiega Silvio Garattini, direttore dell'Istituto
di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, che
aggiunge: "Si dice che bisogna mantenere alti i
prezzi dei farmaci perchè questo serve a far
ricerca. Ma la spesa principale è la
promozione".
Di questa promozione si occupano agenzie
specializzate, che prima ancora di pubblicizzare
la cura, pubblicizzano la malattia.
La rivista britannica "Pharmaceutical Marketing"
ha pubblicato una guida pratica all'educazione
medica in cui diversi esperti del settore
illustrano come, prima del lancio di un farmaco,
sia opportuno crearne
il bisogno nei pazienti e l'aspettativa nei
medici che dovranno prescriverlo.
Perciò, vengono contattati scienziati di spicco,
che dovranno parlare ai congressi, fare
divulgazione e preparare li linee guida per la
diagnosi e la cura.
E qui si palesa il più grave dei conflitti di
interesse nell'ambito della ricerca medica:
pochi mesi fa, un'indagine della rivista
"Nature" ha esaminato centinaia di linee guida
per il trattamento di molte malattie prodotte in
tutto il mondo, scoprendo che almeno nel
70 per cento di esse
alcuni autori dichiaravano rapporti economici
con aziende
farmaceutiche, presumibilmente le stesse
che commercializzano i farmaci trattati nelle
medesime linee guida. Una patologia su cui le
grandi riviste mediche internazionali hanno
puntato l'obiettivo è il cosiddetto "disordine
bipolare", una forma più diffusa e meno
specifica della grave sindrome
maniaco-depressiva.
Questa ultima era diagnosticata nello 0,1 per
cento della popolazione, mentre il più lieve e
meno definito disordine bipolare sembra colpire
una persona su 20. Oggi, milioni di persone
(inclusi bambini e adolescenti) si curano il
disordine con psicofarmaci anticonvulsivi.
Necessari ?
Secondo una nota della Janssen, produttrice del
Risperdal, "i farmaci sono cruciali nel
trattamento dei disordini bipolari. Le ricerche
degli ultimi vent'anni hanno mostrato oltre ogni
dubbio che le persone che assumono le medicine
appropriate stanno meglio, nel lungo periodo, di
chi non si cura".
Su "PloS Medicine", invece, David Healy,
psichiatra dell'Università di Wales, sostiene
che le prove scientifiche dell'efficacia di
questi farmaci per contrastare i sintomi
descritti dal cosiddetto disordine bipolare sono
scarsissime. E che i dati sugli effetti a lungo
termine insufficienti.
Per un paziente è impossibile decidere. Tocca ai
medici discernere tra le vere malattie e i
disturbi inventati dal marketing.
Ma i medici sono abbastanza informati ?
Purtroppo nel nostro paese l'informazione ai
medici è fornita quasi esclusivamente dalle
aziende farmaceutiche che, ovviamente,difendono
e promuovono i loro prodotti. Mancano fonti
indipendenti che possano dare ai medici gli
strumenti per comprendere davvero come stanno le
cose. "Ci sono 35 mila informatori farmaceutici,
che ogni giorno devono vedere dagli otto ai
dieci medici", spiega Garattini: "E il loro
scopo è far aumentare le prescrizioni".
Il più delle volte certo questa attività
commerciale è fatta responsabilmente, a volte
risulta in vere e proprie furfanterie rilevate
dalla magistratura, a volte, magari, si
barcamena tra non detti, piccole esagerazioni e
un generale sguardo benevolo verso il proprio
prodotto (come potrebbe essere diversamente ?).
Comunque è un fatto che è perlomeno sbilanciato
affidare tutta l'informazione sui farmaci alle
aziende.
E anche la tanto annunciata Ecm (l'educazione
continua in medicina gestita direttamente dal
ministero della Salute) a un attento esame si
dimostra quasi integralmente sponsorizzata dalle
aziende.
Non è tutto. Il "British Medical Journal"
annota: "Gli enormi costi di interventi con
farmaci su una porzione crescente della
popolazione rischiano
di destabilizzare i sistemi sanitari pubblici,
perfino nelle nazioni più ricche".
L'attenzione è tutta per i medicinali mirati ai
disturbi più diffusi: l'ipertensione arteriosa e
l'eccesso di colesterolo che sono fattori di
rischio correlati statisticamente all'incidenza
di malattie cardiovascolari.
Ma quali sono i valori ottimali dell'uno e
dell'altro entro i quali dobbiamo tenerci per
proteggerci da infarto, ictus e così via ?
La discussione di questi valori soglia, come li
chiamano gli esperti, è materia quotidiana dei
grandi giornali medici. Ed è il carburante con
cui si alimenta un 'imponente guerra
commerciale.
Combattuta a colpi di linee guida e
raccomandazioni, redatte da comitati di esperti
(spesso apertamente finanziati dalle industrie)
che hanno più volte abbassato i valori al di
sopra dei quali si consiglia una terapia. A
furia di abbassarli, hanno reso l'essere sani un
eccezione, anziché la norma.
Infatti, uno studio norvegese ha dimostrato che,
se si applicassero le più recenti linee guida
europee su colesterolo e pressione arteriosa, in
Norvegia dovrebbe curarsi il 76 per cento degli
adulti sopra i 20 anni.
Già nel 1999, una lettera firmata da quasi 900
medici di 58 nazioni esprimeva perplessità sui
parametri di pressione arteriosa dettati
dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS)
insinuando la presenza di conflitti di
interesse.
Più esplicitamente, nel 2004 il Collegio reale
dei medici generici ha consegnato al Parlamento
britannico un documento in cui si dichiara che:
"La classificazione di anormalità per condizioni
quali l'ipertensione e la depressione non è
fatta nell'interesse dei pazienti e serve
esclusivamente ad arricchire le industrie".
Come difenderci ?
Una nuova e promettente legge che obbliga le
industrie farmaceutiche
operanti in Italia a cedere, ogni anno, il 5 per
cento di quanto spendono in promozione all'Aifa
(Agenzia italiana del farmaco).
Con questi fondi si finanziano studi
indipendenti per valutare la rimborsabilità
delle medicine.
Nel 2006 sono stati finanziati 54 studi, per un
totale di 35 milioni di euro. "E' un'iniziativa
italiana, ed è la prima in Europa. Molti
rappresentanti di altri paesi hanno chiesto
informazioni per cercare di riprodurla", dice
Garattini e aggiunge: "Questo sarebbe anche un
modo per finanziare studi sui farmaci per la
malattie rare, di cui nessuno si occupa perchè
non danno ritorni economici".
Tratto
da:
http://www.ilnuovomondo.it
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Ecco un reso conto
dell’incontro di Dialoghi di Bioetica e
Diritto alla facolta’ di Giurisprudenza
di Trento nel giugno 2007:
Cosi’ afferma Mauro
Miselli, dirigente del Servizio documentazione
e informazione scientifica delle
Farmacie comunali di Reggio Emilia, intervenuto
sul tema: “Sintonie e interferenze, la
comunicazione in ambito sanitario", anche l'industria
della salute ha “necessità” di
indurre consumi di farmaci
sempre crescenti, non importa se anche
dannosi alla salute dei cittadini.
"La ricerca
farmaceutica costa molto e vengono sintetizzati
sempre meno farmaci. Si cerca così di catalogare
sempre più malattie, preparando già la cura, di
solito poco o per nulla efficace. Ma attenzione,
questo sta diventando l'unico modo di fare
informazione scientifica oggi", avverte M.
Miselli.
Avanza "l'epidemiologia creativa" -
etichettare disturbi e
comportamenti come malattie,
suffragando il tutto con studi fittizi, dati
statistici inventati,
testimonianze autorevoli
interessate e la partecipazione
connivente
delle associazioni di
malati, tutte
finanziate
dall'industria
farmaceutica. Ne sono esempi il disturbo
di ansia generalizzato, iI disordine da shopping
compulsivo, iI deficit cognitivo lieve,
l'iperattività e deficit d'attenzione nel
bambini (ADHD),
la sindrome delle gambe senza riposo, la vescica
iperattiva, il disturbo bipolare (secondo
Miselli sarà il prossimo tormentone), la fobia
sociale, la disfunzione sessuale femminile, la
timidezza.
Non si scherza neanche con le diagnosi precoci e
gli screenings. "Si adeguano al
ribasso” le soglie di normalità, come la
glicemia, la pressione arteriosa e il
colesterolo, e si aprono mercati smisurati.
(NdR: Solo in Usa sono 42 milioni i potenziali
clienti delle statine, farmaci che pretendono di
abbassare il colesterolo nel sangue, appena si
smette di assumerli tutto ritorna come prima,
oltre al fatto che intossicano e molto)….
La diagnosi precoce non equivale a guarigione e
alcuni test non specifici
e non certi, come il
PSA,
usato come indicatore di tumore alla prostata,
in caso di positività
comporta a cascata ecografia, biopsia,
chirurgia, che può portare
a impotenza, incontinenza e via
discorrendo, denuncia Miselli. "Il 19 marzo
scorso da una fondazione di urologi venne
promossa la settimana di prevenzione della
prostata. Psa per tutti, ma senza nessuna
evidenza scientifica. Per fortuna l'associazione
dei medici di medicina generale ha emesso un
comunicato per avvisare sui limiti e sui rischi
di questo test".
I mass media, infine, sono casse di risonanza
naturali di questo tipo di informazione, perché
fa presa sul pubblico.
Al Dialoghi di Noetica era presente il filosofo
Paolo Dordoni, che ha ripensato il modello del
comunicare nei luoghi della cura sanitaria tra
pazienti e curanti,
recuperando il ruolo morale, cioè in grado di
decidere da sé, del malato, e
del rispetto che gli è
dovuto in quanto pari e non succube.
Lorenzo Chieffi, professore di diritto pubblico
alla seconda università di Napoli, ha ribadito
come l'eccessivo tecnicismo medico frammenti la
persona, riducendola a organo o Dna, e che solo
un'informazione esauriente e partecipata
consenta al paziente di prendere decisioni
consapevoli.
Tratto da L’Adige – Trento - Giugno 2007
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ALTRE MALATTIE INVENTATE ! - Maggio 2006
Nei giorni scorsi l'America ha visto un
ultimo,incredibile esempio di «privatizzazione».
Un'associazione medico-scientifica, l'American
Society for Hypertension, ha enunciato una
nuova e più ampia definizione dell'ipertensione.
Prima, la diagnosi di ipertensione era
semplicemente fondata su un solo elemento: una
pressione sanguigna superiore a 140/90.
Questa nuova definizione e' dovuta al fatto che
la American Society for Hypertension
ha ricevuto una
donazione di 75 mila dollari da tre colossi
farmaceutici,
Novartis, Merck e Sankyo,
con la promessa di altri 700 mila dollari
per promuovere la nuova definizione tra i medici
di base, invitati a cene di
«informazione» a questo scopo.
Le farmaceutiche hanno voluto crearsi dei nuovi
pazienti, pagando una mancia ai dottori
specialisti.
Ad avere una pressione alta sopra i 140/90 sono
ben 64 milioni di americani, ma ciò non basta al
business.
Ci sono altri 59 milioni che hanno pressione sui
120/80: definirli patologici
«pre-ipertesi» significa aprire un nuovo immenso
mercato per i farmaci, con grande
vantaggio dei bilanci.
Fonte:
http://www.informatori.it/informatori/ilgatto.htm
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Le Nuove
Malattie.....INVENTATE.....vedi
per esempio
ADHD
Nuove malattie che si stanno affacciando
all'orizzonte medico !!! E fanno aumentare
le vendite alle
case farmaceutiche.
Dato che le case
farmaceutiche continuano a creare nuove
fantasiose malattie per aumentare le loro
vendite, come il Disordine d'Ansia Generale
(GAD), lo scrittore Mike Adams ha deciso di
aiutarle suggerendo altri comportamenti umani
anomali che potrebbero essere indicatori di
nuove malattie:
Disordine ossessivo
della disobbedienza (DOD).
Una persistente sfiducia
nell'autorità, come il governo e le forze
dell'ordine (disordine discusso veramente dalla
comunità degli psichiatri).
Dipendenza
dall'abbronzatura da raggi ultravioletti (DARU).
Spinge le persone ad
abbronzarsi ripetutamente (secondo la medicina
ufficiale un'altra "vera" malattia).
Disordine del linguaggio
offuscato (DLO).
Colpisce per lo più i
medici, causando le vittime a parlare in un
intelligibile linguaggio medico.
Malattia da frigorifero
(MF).
Stare di fronte al frigo
aperto guardando a lungo all'interno.
Disordine ossessivo da
maglieria introvabile (DOMI).
Ricerca ossessiva
dell'altro calzino.
Ricerca compulsiva delle
tasche (RCT).
Ricerca ripetuta delle
tasche quando non si riesce a trovare un piccolo
oggetto smarrito.
Disordine d'anticipo del
semaforo (DAS).
Disordine
comportamentale che colpisce quelli che, a
semaforo rosso, fanno avanzare l'auto lentamente
in attesa del verde.
La triste realtà è che
le case farmaceutiche investono un ammontare
considerevole di risorse finanziarie per
inventare nuove malattie che immancabilmente
richiedono una soluzione farmaceutica da
prendere per il resto della vita.
L'esempio più eclatante
riguarda il colesterolo.
Le case farmaceutiche
hanno comprato gli "esperti" medici che,
presentando il colesterolo in una certa luce,
hanno indotto più del 99% della popolazione a
credere d'avere un problema medico e a prendere
per il resto della loro vita dei farmaci,
inutili, a base di statine.
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Bayer, AstraZeneca,
Pfizer: Così le industrie
farmaceutiche ci
vogliono malati...
immaginari -
05/07/2006
Quotidiano di
Sicilia
Le
strategie di
marketing
dei
produttori
per
incrementare
le
vendite
dei
medicinali
Un lieve problema di salute diventa una
patologia grave, e la spesa sanitaria cresce
Sei timido ? Non dormirci
troppo: potrebbe essere, infatti, un chiaro
sintomo di "fobia sociale".
Incontri delle difficoltà sessuali ?
Potrebbe trattarsi di vere e proprie
disfunzioni.
Sei distratto sul lavoro ? Pensaci bene: e
se fossi affetto da "disturbo da deficit di
attenzione"?
Sono bastate, forse,
queste poche frasi per alimentare qualche
dubbio? Bene. È proprio quello che accade
ogni giorno a milioni di persone nel mondo:
lievi problemi di salute vengono dipinti
come patologie gravi, con la complicità di
gigantesche campagne pubblicitarie frutto di
attente operazioni di marketing elaborate
dalle grosse industrie farmaceutiche, prime
tra tutte quelle americane, che vantano un
fatturato annuo di oltre 500 miliardi di
dollari. Se da un lato, infatti, i giganti
mondiali della farmaceutica salvano vite e
riducono le sofferenze, dall'altro non si
accontentano più di vendere medicine solo ai
malati.
Si possono fare
montagne di soldi, infatti, convincendo la
gente sana che è malata.
Così, il semplice rischio di una malattia
diventa la vera e propria malattia. E, di
conseguenza, donne sane di mezza età
soffrono di un male latente alle ossa,
chiamato osteoporosi, e uomini di mezza età
in piena forma hanno un disturbo cronico che
si chiama colesterolo alto.
E il gioco funziona.
Perché, in fondo, stiamo parlando di salute.
Un sogno alla
Merck
Henry Gadsen, direttore generale della casa
farmaceutica Merck, trent'anni fa confessò
in un'intervista a Fortune il suo più grande
cruccio, e cioè che il potenziale mercato
della sua società fosse limitato alla gente
malata. Avrebbe voluto infatti vendere
medicinali come gomme da masticare. Produrre
farmaci, cioè, per la gente sana, vendendo
così a tutti. Sono bastati tre decenni
perché il sogno si avverasse.
Le strategie di marketing
delle case farmaceutiche mondiali, oggi,
prendono infatti di mira, in maniera
massiccia, le persone in perfetta salute.
Non c'è persona normale che non possa
figurare come paziente.
E le vendite aumentano.
A sostenere questa tesi, tra gli altri, sono
due giornalisti scientifici, Ray Moynihan e
Alan Cassels, che hanno scritto il libro
Farmaci che ammalano, e
case farmaceutiche
che ci trasformano in pazienti (Nuovi Mondi
Media editore), tradotto in Italia da Simona
Minnicucci, da cui derivano gran parte delle
informazioni che vi stiamo presentando.
Negli Stati Uniti,
spiegano i due autori, la spesa farmaceutica
è salita del 100 per cento, e continua a
crescere. Il prezzo dei farmaci aumenta
sempre più. Ma soprattutto aumentano le
prescrizioni dei medici. Specialmente quelle
di medicinali per il cuore e antidepressivi:
guarda caso, le categorie maggiormente
pubblicizzate.
Un esperto newyorkese di
pubblicità, Vince Parry, in un articolo dal
titolo "L'arte di
fabbricare una malattia" ha
rivelato che le società farmaceutiche
stimolano la creazione delle patologie
mediche. A volte accendendo i riflettori su
malattie poco note, o anche inventando un
nuovo nome e una nuova definizione per
vecchi disturbi.
Promuovere esclusivamente
le pillole sarebbe riduttivo. La vera
propaganda, quindi, la si fa direttamente
"sponsorizzando" disturbi e malattie.
Come ? Mettendo in campo eserciti di
informatori, influenzando la ricerca
scientifica, sponsorizzando importanti
convegni medici, persino "pilotando" le
commissioni statali che aggiornano le
definizioni delle malattie. Sono sempre più
numerosi i casi di medici che redigono le
direttive il cui nome compare sui libri paga
dei produttori di farmaci.
Colesterolo, che
fortuna
Il primo dei timori ? Il colesterolo alto.
Una paura diffusa, che ha fruttato guadagni
per 25 miliardi di dollari all'anno ad
industrie come la
Bayer, l'AstraZeneca, e la Pfizer. Con
una spesa pubblica che è cresciuta al punto
da diventare una seria minaccia, in taluni
stati dell'Est europeo, per il sistema
sanitario nazionale.
Eppure, il colesterolo in
sé non è un nemico mortale. Piuttosto è
indispensabile per vivere! Nel caso di
persone sane, l'unica cosa scientificamente
accertata è che l'elevato livello di
colesterolo nel sangue è solo uno dei tanti
fattori che possono incidere sul rischio di
disturbi cardiaci. Tra i pochi fattori,
però, su cui si possa agire direttamente
attraverso dei farmaci: le statine. Per le
quali esistono investimenti promozionali
colossali, paragonabili a quelli di certe
marche di birra. Le statine sono un rimedio
valido per chi ha già avuto problemi
cardiaci. Per tutti gli altri, ovvero la
maggioranza delle persone sane, le strategie
per mantenersi in salute sono molto più
semplici: una buona dieta, più movimento,
niente fumo.
Questione di
definizioni
Nell'ultimo decennio le vendite di statine
sono salite alle stelle. Negli anni '90,
secondo i National institutes of Healts
(Istituti nazionali per la salute), sono 13
milioni gli americani che hanno bisogno di
cure a base di statine. Persone classificate
come "affette da colesterolo alto". Una
classificazione che viene periodicamente
rivista. Nel 2001, infatti, il numero sale a
36 milioni, secondo il parere di una
commissione di esperti che riformula le
direttive. Nel 2004 un altro aggiornamento:
si arriva a 40 milioni. Quadruplicato il
numero di pazienti oggetto di una possibile
terapia farmacologica.
Otto dei nove esperti che
hanno redatto le direttive nell'interesse
pubblico della nazione lavorano anche come
relatori, consulenti o ricercatori per le
maggiori case farmaceutiche al mondo:
Pfizer, Merck,
Bristol-Myers Squibb, Novartis, Bayer,
Abbott, AstraZeneca e GlaxoSmithKline.
Una maglia di legami finanziari per un
conflitto di interessi sconcertante. Ma lo
scopo è raggiunto: il colesterolo preoccupa
"un sacco" di pazienti.
Un potere
sotterraneo
L'intreccio tra redattori di direttive e
l'industria - spiegano Moynihan e Cassels -
sono solo un aspetto della vasta rete di
interrelazioni tra medici e case
farmaceutiche. Si "gonfiano" le direttive
sulle malattie per ampliare il bacino dei
pazienti-clienti, e si condiziona anche la
ricerca scientifica.
Sempre negli Stati Uniti, si stima che un
buon 60 per cento della ricerca e dello
sviluppo biomedico riceva finanziamenti da
fonti private. In prevalenza, si tratta di
case farmaceutiche. La percentuale sfiora il
cento per cento nel settore degli
antidepressivi: quasi tutti i test clinici
di questi farmaci vengono finanziati dagli
stessi produttori.
E anche la Bibbia degli
psichiatri, il Manuale diagnostico e
statistico dei disturbi mentali, un librone
di mille pagine che classifica i disturbi
della mente, è risultato essere un testo
poco trasparente: più della metà dei membri
del gruppo di esperti che ha redatto le
definizioni, infatti, ha legami finanziari
con aziende del settore farmaceutico.
Non vi basta? C'è una
notizia ancora più sconvolgente: persino le
attività di diverse associazioni per la
difesa dei pazienti e dei malati vengono
"sostenute" dall'industria farmaceutica.
Uno scenario
inquietante.
Depresso ? Va'
dal medico
La depressione è una diffusa patologia
psichiatrica dovuta con ogni probabilità ad
uno squilibrio chimico nel cervello. Si può
curare al meglio con una moderna categoria
di farmaci chiamati Selective serotonin
reuptake inhibitors, o Ssri (inibitori
selettivi della ricaptazione della
serotonina).
Vi sembrerà più semplice chiamarli Prozac,
Paxil o Zoloft. E se a consigliarvi questi
farmaci è il vostro medico, perché non
fidarsi ?
Dietro ai consigli dei medici, è noto, c'è
un esercito di professionisti: gli
informatori medico-scientifici. Le industrie
infatti intervengono anche sul modo in cui i
medici prescrivono i farmaci.
Rappresentanti (28 mila in Italia) e
rivenditori sono sempre pronti al sorriso e
ad elargire preziosi ed amichevoli consigli
sui farmaci più recenti, oltre che i
migliori aggiornamenti sulle malattie.
Chiunque metta piede in uno studio medico ne
sa qualcosa. Un lavoro dagli abbondanti
frutti: è grazie a questi professionisti,
infatti, che in alcuni Paesi le prescrizioni
di antidepressivi si sono triplicate nel
corso degli anni '90. Con un fatturato
complessivo, per i produttori, di oltre 20
miliardi di dollari.
E la depressione ? Gli
specialisti di malattie mentali dicono che
la teoria della mancanza di serotonina è
solo una delle tante teorie scientifiche,
per di più semplicistica e anche sorpassata.
Ma tenuta viva dall'apparato promozionale
fatto di tante strette di mano e campioni
gratuiti negli ambulatori medici.
Una salutare
informazione
Le industrie fanno solo il loro mestiere:
vendere il più possibile al prezzo più alto
possibile. E lo fanno investendo il 30 per
cento del loro fatturato in un'aggressiva
politica di marketing. Soltanto in Italia,
fatturano 20 miliardi di euro.
E il Servizio sanitario nazionale ?
Ha l'obiettivo opposto: comperare medicine
al prezzo più basso possibile, e soltanto
per pazienti che ne hanno veramente bisogno.
Compreso il danno ? Non è solo per il
paziente reso indebitamente "malato", ma per
l'intero sistema gestito dallo Stato,
costretto a reggere una spesa pubblica
superiore a quella effettivamente
necessaria.
Non è facile stabilire dove stiano i confini
tra salute e malattia, specie quando enormi
forze promozionali sono all'opera per
cercare di confonderli. A volte le malattie
sono reali, dolorose e mortali, e la cura è
auspicabile.
In molti altri casi, i problemi sono
talmente lievi e passeggeri che non fare
niente potrebbe rilevarsi la migliore
scelta.
La soluzione? Ci vorrebbe più informazione
indipendente. I medici accolgono a braccia
aperte gli informatori, le riviste mediche
dipendono troppo dalla pubblicità delle
industrie farmaceutiche. Trovare materiale
di qualità non è facile. Ma perlomeno, uno
sforzo merita di essere fatto. Prima di
correre in farmacia.
By Agostino Laudani
Tratto da:
http://www.cbgnetwork.org/1554.html
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La Creazione industriale di nuove
malattie
Nel Medio Evo, ciarlatani e cavadenti
promettevano già bellezza e salute, per non
dire dell’eterna giovinezza, grazie a
pozioni miracolose e a elisir di lunga vita.
Si sarebbe potuto sperare che simili
pratiche declinassero con il progresso; al
contrario, la pubblicità le ha esacerbate.
Se non vale la pena attardarsi sull’esempio
caricaturale dei cosmetici, ben altra
attenzione merita il modo, misconosciuto,
con cui l’industria farmaceutica utilizza il
sistema pubblicitario per pervertire la
medicina. In Francia, la vendita e la
pubblicità diretta dei medicinali sono
teoricamente limitate: in realtà lo sono
sempre meno.
Gli industriali del settore stanno cercando
di raggiungere il grande pubblico e lo
fanno, come chiosano ammirati i
pubblicitari, «a suon di sotterfugi per
raggirare una regolamentazione restrittiva».
Sarebbero tutti soddisfatti se si
raggiungesse il livello degli USA, dove la
deregulation liberale ha autorizzato il
direct to consumer. In dieci anni, i budget
pubblicitari si sono decuplicati e il giro
d’affari dei medicinali coinvolti si è
triplicato…
Non siamo ancora a questo
punto, ma il sistema pubblicitario non è
meno attivo in Francia, dove mira al target
che la legge gli consente: il medico che fa
le ricette. I medici sono tampinati da una
legione di rappresentanti dei laboratori
farmaceutici. Si parla spesso della carenza
di personale medico negli ospedali.
Ricordiamo che in questo caso c’è un
rappresentante ogni nove medici! Si parla
spesso della «dura necessità», per poter
finanziare la ricerca medica, di far pagare
ai Paesi poveri i diritti di brevetto, che
moltiplicano per dieci o anche più il prezzo
dei medicinali. Ricordiamo che i laboratori
destinano soltanto dal 9 al 18% del loro
budget alla ricerca, ovvero tre volte meno
di ciò che viene destinato al marketing.
A lungo persuasi di far
bene il loro mestiere, cioè di fare del loro
meglio per la salute del paziente, i medici
si sono resi conto che vengono reclutati per
fare consumare il più possibile determinati
prodotti.
Un sistema pubblicitario efficace mira a
fare di chi prescrive le ricette un braccio
affidabile della tenaglia che stritola certi
malati. Ecco come si svolge il lavaggio del
cervello, spiegato da chi l’ha subìto in
prima persona.
All’inizio dei suoi studi, il futuro medico
scopre con piacere tutto un mondo di regali,
di loghi che gli divengono familiari e di
sponsor generosi che sovvenzionano serate e
settimane bianche. La contropartita sembra
minima, basta far finta di ascoltarli mentre
abbozzano una graziosa «verità scientifica»
su un dato prodotto.
Comunque, «fanno parte
della nostra formazione», come dicono i più
vecchi, in generale già ben formattati.
Più tardi, lo studente comincia a conoscere
seriamente le patologie. I libri su cui
studia raccomandano certi medicinali in
grassetto, gli stessi di cui si ritrova la
scintillante pubblicità nella sovraccoperta
o inserita tra le pagine. Libri scritti dal
«fior fiore della medicina», che ha
acquisito notorietà grazie alle sovvenzioni
di laboratori legati alle loro
specializzazioni gli stessi che producono
quei medicinali.
Ma per lo studente quel testo è il
riferimento indispensabile, e siccome la
medicina s’impara a memoria, tutto ciò entra
a far parte del sistema! Durante
l’internato, volente o nolente, frequenta i
laboratori più volte a settimana (in
occasione di «visite di cortesia», di uscite
organizzate, di «riunioni d’informazione»,
ecc.). Inoltre, il primario può esercitare
pressioni dirette o indirette affinché si
orientino le prescrizioni a favore del
laboratorio X, amico del primario.
Lungo tutta la sua vita
lavorativa, il medico sarà corteggiato per
il suo stesso bene: riunioni, pranzi,
«soggiorni di formazione» lo arricchiranno
di un sapere preconfezionato, abilmente
truccato alla bisogna nelle riviste di
riferimento o nei dépliant che vantano le
proprietà del medicinale (che talvolta
«dimenticano» di menzionare taluni effetti
secondari).
Quando sono state
lanciate le pillole contracettive di terza
generazione (meglio tollerate delle
precedenti, ma considerate a rischio per un
possibile aumento delle malattie
cardiovascolari), un laboratorio spiegava
nelle sue schede promozionali come,
contrariamente alle pillole concorrenti, il
tasso di colesterolo non fosse aumentato con
i suoi prodotti. Un esame più attento della
spiegazione segnalava che questa prova
«scientifica» era stata riscontrata… nella
femmina del coniglio. Le cavie sapranno
apprezzare.
Quindi, anche se i medici hanno appreso
(molto di recente) ad avere uno sguardo
critico, i trucchi del mestiere funzionano
sempre. Allorché i rappresentanti cessano di
incentivare i medici, il volume dei
medicinali prescritti nella zona geografica
trascurata (sorvegliata con la complicità
dei farmacisti e delle mutue) precipita.
Sono dunque i rappresentanti ad acuire il
senso critico dei medici ? Sì, nei confronti
di malattie che non esistono e che vengono
create a colpi di convegni e articoli
«scientifici» ratificati da rinomati
professori.
Una creazione particolarmente facile quando
la frontiera tra il normale e il patologico
è così sottile.
A partire da quali soglie bisogna prendere
in considerazione il tasso di colesterolo o
la tensione arteriosa ?
La minima flessione può creare un mercato
immenso…
Philippe Pignarre, che ha
lavorato per diciassette anni nell’industria
farmaceutica, ci ricorda che quest’ultima
costituisce il «gioiello della corona del
capitalismo». I suoi tassi di profitto sono
più alti di quelli di qualsiasi altro
settore, banche comprese. Ma per mantenerli,
tenendo conto della scadenza dei brevetti,
bisogna innovare di continuo e spingere con
urgenza, a dispetto di ogni prudenza, al
consumo di nuovi prodotti.
Pignarre ci spiega in dettaglio le strategie
impiegate: si pubblica uno stesso articolo,
sotto firme diverse, per aumentare la
notorietà di una nuova molecola e suggerire
ai medici che i suoi vantaggi sono stati
davvero confermati; poi la si può
addirittura commercializzare sotto due nomi
diversi per imporla più rapidamente
(strategia detta di co-marketing); infine si
fa pressione per farla prescrivere in prima
battuta, ecc.
Quando le molecole divengono di pubblico
dominio, si procede alla «cosmesi» dei
medicinali, scommettendo sulla celebrità del
nome di marca; ad esempio, si fa di tutto
per far dimenticare che la Tachipirina non è
altro che paracetamolo.
C’è anche la «strategia di nicchia »: i
laboratori propongono il loro medicinale nel
sottodominio limitato di una patologia e in
seguito «lavorano per allargare questa
nicchia, preparando i medici al depistaggio
e sensibilizzando sia la stampa che il
grande pubblico. Si sono così visti nascere
alcune ‘nuove’ turbe psichiatriche», come
certe forme di depressione breve o di
schizofrenia precoce.
Davanti alla difficoltà
di trovare nuovi medicinali, i laboratori si
accingono dunque a inventare nuovi pazienti
per vendere i loro vecchi prodotti. A questo
fine, essi ricorrono a tutti gli stratagemmi
del sistema pubblicitario, utilizzando le
tattiche di comunicazione che si indirizzano
direttamente alle masse per il tramite dei
media.
Negli Stati Uniti è così improvvisamente
comparsa una nuova malattia: «la turba da
fobia sociale».
Tra il 1997 e il 1998 vi si fa riferimento,
nei media, una cinquantina di volte ma, nel
1999, l’epidemia sembra dilagare tanto che
vi si fa riferimento più di un miliardo di
volte.
Cosa è successo ? Niente, se non lo sviluppo
di una vivace strategia di relazioni
pubbliche per conto di un laboratorio che
cerca nuovi sbocchi per un antidepressivo,
il Paxil, le cui vendite aumentano del 18%
nell’anno 200024.
Queste strategie sono
pericolose, perché i medicinali possono
innestare una caterva di effetti
indesiderabili, che vanno dagli effetti
collaterali benigni a quelli mortali.
Ad esempio, un laboratorio propone degli
ormoni per occuparsi della «menopausa
maschile»; le sue pubblicità giocano sul
desiderio degli uomini di «restare giovani»
e di conservare tutta la loro libidine. Ma
c’è da temere che il testosterone proposto
comporti a lungo termine un drammatico
aumento dell’incidenza del cancro alla
prostata.
Allo stesso modo, anche sul breve termine, i
sondaggi clinici su un campione di 2.500
persone sono statisticamente troppo deboli
per accertare eventuali effetti negativi
gravi (con i laboratori che, in caso di
problemi, fanno tutto il possibile per
spiegarli tramite le caratteristiche delle
cavie piuttosto che delle molecole).
Un farmaco tagliafame ha ottenuto nel 1985
l’autorizzazione alla distribuzione sui
mercati (AMM): trombe e tamburi, congressi
sul prodotto miracoloso che migliorerà
l’alimentazione di milioni di persone,
malate per aver troppo consumato o più
spesso schiave di un conformismo fisico
propagandato proprio dalla pubblicità.
In pochi anni viene
consumato da sette milioni di persone e qui
ci si accorge della sua pericolosità: 200
persone moriranno o subiranno gravi
conseguenze. L’ingegnosità dispiegata per
massimizzare la redditività del triangolo
medico-malato-laboratorio è terrificante. Il
predominio dell’immagine sulla verità è un
tratto indiscutibile della pubblicità, ma
nel campo della salute è criminale, perché i
medicinali sono potenzialmente delle vere e
proprie mine antiuomo.
Il principio di precauzione va a farsi
fottere grazie a un’ondata di pubblicità che
stimola l’iperconsumo dei medicinali, il
quale a sua volta comporta 1.300.00 ricoveri
(cioè il 10% del totale!) e 18.000 decessi
all’anno solo in Francia. Coccolando
l’illusione ossessiva della salute perfetta,
della bellezza e della gioventù eterne,
Big Farma
ha creato di fatto
delle nuove malattie.
Il cinismo dei laboratori
trova l’eguale solo presso i loro marketers,
che sacrificano coscientemente la nostra
indipendenza, e anche la nostra vita, al Dio
Profitto. Eppure sarebbe sbagliato e
ingiusto imputare al solo sistema
pubblicitario questa deriva del mondo della
medicina.
Di nuovo, essa non fa che svelare,
aggravandole, le insufficienze di una
concezione della medicina come assistenza
focalizzata sulla prescrizione di composti
chimici la cui aggressività è causa di
patologie e dipendenze. Ora, le statistiche
provano che i progressi della salute
pubblica non sono legati in modo decisivo ai
medicinali moderni, ma molto più al
miglioramento delle condizioni di vita e
specialmente dell’alimentazione, vale a dire
a cose che gli individui possono controllare
da sé.
Un’altra concezione della salute si profila
a questo punto, una concezione fondata
sull’autonomia personale e garantita da una
sana igiene di vita che prevede il ricorso
all’assistenza medica solo in certi casi
particolari.
Gli «spettacolari
progressi» della tecnica medica non solo non
hanno contribuito granché all’aumento della
speranza di vita, ma hanno avuto effetti
nefasti non voluti o previsti dai medici.
Da un lato questi effetti, invece di
spingere gli individui a prendere in mano la
loro salute per costruire un modo di vivere
più sano, hanno rinforzato l’idea che la
salute è assicurata al meglio tramite il
consumo quotidiano di cure prodigate da
istanze specializzate. Dall’altro lato, sono
stati sistematicamente usati per
giustificare le condizioni di vita moderne:
condizioni che sono sempre più patogene !
Il cancro,
causa di morte per 150.000 francesi ogni
anno, è un’epidemia legata all’industria,
più precisamente a quella chimica, che è
anche alla base della farmacopea.
Come scriveva Ivan Illich, “la civiltà
industriale crea nuove malattie e il sistema
medico stesso è ben lungi dall’essere sano:
Una struttura sociale e politica
distruttiva trova il suo alibi nel potere di
appagare le proprie vittime con terapie che
esse hanno imparato a desiderare. Il
consumatore di cure diviene impotente a
guarirsi o a guarire chi gli sta vicino”.
CONCLUSIONI
Era ora che la pubblicità
provocasse una reazione proporzionata alla
ripugnanza che ispira a molti di noi: la
pubblicità è in sé infame, è propaganda
industriale che si spaccia per informazione
e talvolta passa per tale.
È infame per ciò che promuove: l’edonismo
adulterato, il narcisismo delle apparenze
mercantili, la noncuranza col e il disprezzo
del passato che sta dietro alla beata
nostalgia della «vera vita campestre».
È infame soprattutto perché è un potente
motore di quel consumismo e di quel
produttivismo che sono all’origine del
saccheggio della natura e delle società, al
quale contribuisce in misura ancora maggiore
mascherando la devastazione del mondo che ne
consegue e che, malgrado tutto, salta agli
occhi.
Non ci si può che rallegrare del lavoro di
tutte quelle associazioni che si sforzano di
sensibilizzare la popolazione su questa
peculiare nocività e che lottano compatte
contro il suo imperialismo.
Ma questa battaglia resta troppo spesso
parziale; condotta per vie legali e
giuridiche, essa è simile a quella di Sisifo
contro il suo masso, che rotola sempre giù
dal pendio. Non ci si può limitare a
criticare la pubblicità, come ha ben capito
l’associazione Casseurs de pub che, traendo
le dovute conseguenze dalla sua attività
iniziale, oggi pubblica un giornale
intitolato «La Décroissance» (La
Decrescita).
La pubblicità è in effetti intrinseca
all’organizzazione della vita di cui tutti
facciamo parte e che bene o male
sopportiamo: essa ne è quindi inscindibile,
in tutte le sue dimensioni. Criticare la
pubblicità senza criticare questa
organizzazione e senza voler uscire dalla
trappola della crescita è contraddittorio.
La pubblicità è una componente a pieno
titolo di quella produzione industriale su
cui poggia il nostro laborioso comfort.
Tratto e continua su:
http://www.informationguerrilla.org
Fonte: MISERIA UMANA DELLA PUBBLICITA’.
Il nostro stile di vita sta uccidendo il
mondo, Gruppo MARCUSE, Elèuthera, 2006, 144
pp.
Vedi anche:
http://www.gliscomunicati.com/content.asp?contentid=721
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GLI INVENTORI
DELLE MALATTIE - LA MEDICINA CHE NON
GUARISCE - Come difendersi da terapie
inutili o nocive
In
ogni branca della medicina, nella
ginecologia come nell’ortopedia o nella
prevenzione del cancro, sono diffusi veri e
propri miti. E accade spesso che farmaci,
diagnosi e terapie non siano tanto delle
necessità mediche, quanto piuttosto il
risultato di errori, false conclusioni e
interessi finanziari. La cosa si fa
spaventosamente evidente quando capita che i
medici diventino pazienti: rispetto agli
altri cittadini è infatti emerso come molto
più di rado essi si facciano operare. Viene
dunque da pensare che in molti spingano i
pazienti a sottoporsi a interventi a cui per
se stessi non acconsentirebbero. E questo
perché sanno benissimo quali operazioni
siano davvero indispensabili, quali cure
possano realmente giovare ai loro pazienti e
quali soltanto al proprio portafoglio.
Informarsi è la
migliore delle medicine !
Quali procedure mediche e quali interventi
sono inutili, quali addirittura pericolosi ?
Il giornalista scientifico e autore di best
seller Jörg Blech analizza criticamente i
trattamenti medici più diffusi e
controversi, come gli interventi all’ernia
del disco, le terapie contro l’artrosi, le
operazioni al cuore, le cure contro il morbo
di Alzheimer e contro l’osteoporosi. E il
suo testo è un vero e proprio attacco,
illuminante, mosso all’ignoranza e alla
disinformazione. Scopo ultimo, il
raggiungimento di una medicina realmente di
qualità.
E i principali
ostacoli alla scienza sono l’interesse
economico, che tante volte influenza
l’operato dei medici più di ogni altra
forza, e la disinformazione, che fa dei
cittadini, loro malgrado, gli ignari
colpevoli delle più gravi carenze del
sistema sanitario.
Ma gli esiti di questo modo di procedere,
ormai è chiaro, sono disastrosi e per il
singolo e per il sistema.
A guadagnarci non sono state che le case
farmaceutiche e le industrie produttrici di
apparecchiature sempre più tecnologizzate.
Questa
la descrizione in sintesi del pensiero di:
JÖRG BLECH, nato nel 1966, ha studiato
biologia e biochimica in Germania e in Gran
Bretagna. Ha frequentato la scuola di
giornalismo ad Amburgo e dal 1994 ha
lavorato nella redazione medica e
scientifica delle riviste «Der Stern» e «Die
Zeit». Dal 1999 scrive per «Der Spiegel».
Il suo libro Gli inventori delle malattie
è rimasto per ben 40 settimane fra i best
seller menzionati da «Der Spiegel».
Tratto da:
www.lindau.it
Ecco un'altro esempio
di mala-informazione
Fare la doccia
può danneggiarvi il cervello, Ecco le
fesserie inventate per far paura alla
gente....da parte delle
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