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Sarà
possibile scoprire rapidamente gli autori dei delitti.
Un aiuto anche contro le malattie genetiche ?
MILANO - Si chiama «Lab-on-chip» ed è un laboratorio in miniatura
racchiuso in pochi millimetri di silicio per fare l'analisi del Dna in
meno di un quarto d'ora.
La società italo-francese StMicroelectronincs (StM), terzo produttore
mondiale di semiconduttori, lo presenta oggi in anteprima mondiale a
Filadelfia. E' una piccola rivoluzione. Il nuovo chip è usa e getta,
veloce ed economico, caratteristiche che permetteranno alla diagnostica
medica e alla ricerca farmaceutica di abbreviare i tempi di analisi del
Dna e abbattere i costi. «Si potranno individuare le malattie genetiche
direttamente in ambulatorio, senza i ritardi dei laboratori e prezzi molto
più bassi, o fare una valutazione in tempo reale nel corso di
un'operazione. Le case farmaceutiche lo potranno usare per verificare l' efficacia dei
nuovi farmaci», sostiene Bruno Murari, direttore ricerca e sviluppo per
telecomunicazioni, periferiche e auto di StM.
Il prezzo non è ancora stato stabilito, ma Murari ipotizza «qualche
decina di dollari», contro un'analisi in laboratorio che può costare da
500 fino a 1.500 dollari. Il nuovo chip potrà essere usato più
facilmente da polizia e tribunali per scoprire in tempi brevi gli autori
dei delitti. E c'è chi già immagina screening di massa per individuare
alcune malattie genetiche.
Il chip-laboratorio è stato sviluppato a Cornaredo, vicino a Milano, ed
è basato sulla tecnologia Mems (Sistemi micro -elettro -meccanici), usata
per produrre chip di silicio per dispositivi miniaturizzati.
La moltiplicazione del Dna avviene all'interno di canali scavati nel
silicio dal segmento di Dna presente nel campione, si può arrivare in
uscita fino a un miliardo di copie. «Per la prima volta vengono integrate
su unico supporto le due funzioni di amplificazione
( amplification ) e individuazione ( detection ) del Dna. Invece di
plastica o vetro, viene usato il silicio, materiale che ha il vantaggio di
un'ottima conduttività termica, necessaria per il processo di
moltiplicazione del Dna, e consente di sfruttare la tecnologia
microelettronica.
Lasciando la strada aperta a nuove evoluzioni», spiega Murari. E non
nasconde che per StM si apre una nuova frontiera di business. «Il mondo
si muove in questa direzione. Quando il mercato abbraccerà i nuovi
chip, arriveranno i volumi».
La conferma di un modello economico che, alla ricerca esasperata,
preferisce l'uso di tecnologie spesso mutuate da altri campi e che non si
rinnovano in tempi troppi veloci, puntando più su componenti usa e getta,
quindi da sostituire di continuo, che su hardware costosi. Così da
garantire un enorme ritorno sugli investimenti.
E Lab-on-chip è nato grazie all'esperienza delle stampanti a getto di
inchiostro Hewlett Packard, per la quale StM in passato ha progettato i
chip delle cartucce (ora ne produce 200 milioni all'anno). Dopo
l'esperienza con l'inchiostro, perché non provare con i fluidi organici?,
si sono chiesti tre anni fa gli scienziati di un laboratorio pubblico di
ricerca francese (Leti). E hanno perciò chiesto a StM di collaborare con
loro. «Ma poi siamo andati avanti per conto nostro».
Per ora è solo un prototipo. «Ma nell'arco di un anno saremo in grado di
produrlo. Con dimensioni ancora inferiori», anticipa Murari. E prevede
ulteriori evoluzioni: sullo stesso chip potrà essere inserita anche la
separazione dei globuli bianchi dal sangue e la successiva scissione del
nucleo per estrarre il Dna.
E probabilmente l'analisi del risultato al microscopio cederà il posto a
quella fatta con il pc.
gferraino@corriere.it -
By Giuliana Ferraino
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